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COLTURA E CULTURA DEL CASTAGNO IN ITALIA E IN EUROPA
Elvio BELLINI Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’Università degli Studi di Firenze Accademia dei Georgofili Firenze, Italia

1. Il Castagno tra Passato e Presente
2. La Mostra Itinerante sul Castagno
3. Esposizione dei Poster Tematici
Ringraziamenti
Bibliographie

1. Il Castagno tra Passato e Presente

Il castagno europeo afferisce alla specie sativa (Miller), ex vulgaris (Lam.), ex vesca (Gaertn), ex castanea (Karst). Nella classificazione tassonomica, è sottintesa tutta la storia del castagno e del suo rapporto con l’uomo: vulgaris, ne indica il carattere popolare; vesca, come verbo, indica l’azione di nutrirsene; sativa, l’atto di prendersene cura. L’area di origine del castagno è compresa tra il Caucaso e l’Armenia; attraverso l'attività di scambio, i Fenici fecero conoscere il frutto a tutti i popoli con cui vennero in contatto, i quali pensarono bene a riprodurre la pianta per seme, contribuendo ad arricchire la variabilità genetica. I Greci diffusero la coltivazione in tutta l’area del Mediterraneo, considerando che già in età micenea avevano imparato a coltivarlo, a fare gli innesti, a selezionare nuove varietà, a nutrirsene come frutto fresco, a essiccarlo per sfarinati e minestre, ma anche a utilizzare la paleria grossa e minuta, a lavorarne il legno. Con la dominazione romana, il castagno comincia a diffondersi in tutte le aree in cui è possibile coltivarlo e l’interesse di storici e naturalisti cresce fortemente.

Columella ne parla una prima volta nel capitolo dedicato alla vite (Adua, 1999), per l’utilizzo della paleria come tutore e, più avanti, indica il periodo giusto per piantarlo. Plinio il Vecchio, nel suo XII libro ci ha lasciato stupende pagine sugli alberi del bosco, ricordando, in polemica col lusso imperante di ornarsi di metalli preziosi e avorio, come gli dei preferissero le piante e i loro frutti. I romani non seppero apprezzare subito la bontà delle castagne e anche un grande naturalista come Plinio incorse in qualche abbaglio.

Con le invasioni barbariche comincia un lento declino, interrotto nell’Alto Medioevo, destinato a passare alla storia come “età del legno”. Il bosco comincerà ad occupare un posto importante nella vita dell’uomo e se le foreste iniziano a essere dominate dalla quercia; il castagno si pone come l’antagonista per eccellenza, diventando dominante dal Basso Medioevo in avanti, quando il re longobardo Rotari, con un editto del 643, lo annovera tra gli alberi da proteggere e tutelare e il “Capitularis de villis” ne raccomanda la diffusione (Montanari, 1979).

Diventato per le popolazioni povere del Medioevo il simbolo della sopravvivenza, si affinano le tecniche di coltivazione e migliorano le tecniche di conservazione del frutto. Si riscoprono i principi di coltivazione di Columella, secondo il quale il miglior concime del castagno è la roncola per tagliare i polloni; nasce l’uso della bacchiatura e sorgono i pastiddari (metati in Toscana), locali adatti per la lavorazione e l'essiccazione delle castagne.

Nel XVIII secolo, mentre l’Inghilterra conosce la Rivoluzione industriale, l’Italia agricola degli Stati e staterelli assolutisti, dovrà affidarsi ancora al castagno per la sopravvivenza delle popolazioni più povere e la coltura, abbandonate le aree meno vocate, si sviluppa essenzialmente in Toscana, Piemonte, Campania, Calabria e nelle isole. La sopravvivenza di gran parte della popolazione montana e collinare si affida al castagno e ai suoi prodotti, fino a determinare una vera e propria civiltà del castagno, cui fa da sponda quella che è stata definita l’internazionale della povertà e del castagno. La civiltà del castagno diventa un insieme di usi, consuetudini, commerci e questa pianta maestosa crea un indotto vario: contadini, raccoglitrici e raccoglitori, boscaioli, falegnami, industrie nascenti, carbonai (Adua, 2000). Nel XIX secolo il castagno è di sostegno all’industria, con la paleria, il legno per produrre energia, ecc., ma sempre, nonostante l’azione di sostegno di botanici e agronomi, in Italia l’opinione scientifica prevalente continuerà a considerare questa importante fagacea l’albero della fame e i suoi frutti buoni solo per i poveri e gli animali. Non così altrove, già dal XVII secolo la Francia aveva iniziato a importare i nostri marroni e a restituirceli come “marron glacé”. In Italia, la castagna continuerà a essere il cibo dei poveri, cui solo la fantasia delle donne fornirà dignità culinaria, inventando dolci, minestre, sformati.

Tra una crisi economica e l’altra, il riordino fondiario conseguente alla privatizzazione delle terre ecclesiastiche (fine ‘700), l’applicazione dei decreti Murat del 1804 e 1806, con cui si pone fine di fatto al feudalesimo, il dazio agevolato sul grano del 1887 e la “battaglia del grano” di epoca fascista, in Italia per il castagno comincia un lento declino.

La tendenza alle monocolture più produttive, la rivoluzione tecnologica, le fabbriche che richiedono sempre più carbone, la richiesta di legna per riscaldare le città, la nascente industria del tannino, saranno i fenomeni con cui il castagno è chiamato a misurarsi, unitamente a una cultura dominante che tende a connotare il bosco come riserva da sfruttare. Pure in questo intreccio di eventi storici e mutamenti culturali, nel 1896 è stato valutato che il castagno in Italia occupasse 404 mila ettari con una produzione di 1,6 milioni di quintali. Si tratta di una valutazione fortemente in difetto, se ai primi del novecento occuperà una superficie di 800.000 ha fra fustaie e cedui, che lo porterà al secondo posto per diffusione, dopo la vite, con una produzione che superava gli 8 milioni di quintali e, raggiunse la punta massima di produzione di 12 milioni di quintali di frutti nel 1911!

Ancora una volta però la storia è in agguato e, a partire dal primo decennio del ‘900, cominciano i grandi flussi migratori. I poveri vanno oltre oceano ad arricchirsi (pochi) o a morire di stenti (la maggior parte), mentre latifondisti e speculatori vanno all’attacco del castagno. Il castagno, abbandonato dall’uomo, si ammala. Il mal dell’inchiostro e il cancro corticale, faranno strage di alberi. Ma il vero male del castagno è la rottura del legame uomo/pianta. L’uomo quando torna, se torna, avendo appreso altre forme di alimentazione, cancella tutto ciò che gli ricorda la miseria dalla quale crede di essersi liberato. Anche se la miseria è ancora in agguato e durante il fascismo, con le guerre coloniali e la seconda guerra mondiale, il castagno torna ad essere l’albero del pane per i poveri (Bellini, 2006).

In Italia allo stato attuale il castagno occupa oltre il 10% dell'area forestale e boschiva nazionale e solo il 3% è interessato alla castanicoltura da frutto. La produzione media annua oggi si aggira sui 600.000 quintali. Nel nostro secolo, fortunatamente, si assiste a un ritorno di interesse nei confronti del castagno, un'inversione di tendenza, che valorizza le risorse economiche (frutto e legno), paesaggistiche e turistico-ricreative del castagneto; senza dimenticare poi il ruolo di difesa del suolo e dagli incendi boschivi che una sua ottimale manutenzione può garantire.

2. La Mostra Itinerante sul Castagno

Numerosi sono i progetti sorti a favore della cultura del castagno. Le iniziative più significative puntano sulla realizzazione di percorsi tematici, naturalistici, ed enogastronomici, presso le zone a vocazione castanicola, dove spesso sopravvivono castagni plurisecolari e monumentali, meta di visite turistiche; sovente si rinvengono manufatti rurali (muri a secco, essiccatoi, strade interpoderali, mulini) che costituiscono il paesaggio modellato dall’uomo, e rappresentano segni del cammino della civiltà contadina, e come tali meritano di essere conservati e valorizzati. L’intento di mettere insieme gli oggetti, gli strumenti e gli attrezzi più disparati appartenuti alla civiltà del castagno ha fatto sorgere gli ecomusei, ambienti dove ritrovano vita le capacità creative e il “sapere popolare”, testimonianza di un'antica civiltà.

Un'inedita iniziativa nata in occasione del “III Convegno Nazionale - CASTAGNO 2001” (Bellini, 2002, 2002a) di Marradi (FI) è stata l'allestimento di una Mostra documentaria sul castagno, resa poi itinerante dall'Accademia dei Georgofili e curata dall'accademico prof. Elvio Bellini, con l'intervento del fotografo Claudio Betti e altri Collaboratori che, utilizzando diversi mezzi, prodotti trasformati e immagini, è stato possibile offrire una sintesi efficace di tutto ciò che suscita interesse attuale, memorie, ricordi e fantasie intorno a questa portentosa fagacea.

Il “Settore Espositivo Itinerante sul Castagno” si articola su 5 Mostre: Pomologica, Prodotti Trasformati, Pubblicazioni, Fotografica e Posters. La rassegna espositiva consente di offrire una rapida visione panoramica dei diversi aspetti legati alla castanicoltura, lasciando a ciascun visitatore la possibilità di soffermarsi sugli argomenti particolari che più lo interessano. La “Mostra Pomologica” ospita campioni di ecotipi di castagne e marroni tra i principali, diffusi, dal nord al sud, del territorio italiano. In genere vengono esposti i frutti di 250 - 300 varietà.

Nella “Mostra Prodotti Trasformati” vengono esibite numerose confezioni (diverse di provenienza estera), tra cui: creme, farine, frutti essiccati, frutti al liquore, sciroppati, glassati, tagliatelle di farina di castagne, biscotti da forno e persino fiocchi di castagne. Molte le proposte innovative, tra cui marroni e castagne precotte al naturale (prodotti di IVa gamma), purea al naturale da utilizzare in pasticceria, bibite a bassa gradazione alcolica (birra di castagne), grappe, liquori e frutti sotto spirito. Nelle ultime esibizioni sono state esposte più di 500 diverse confezioni. La “Mostra Pubblicazioni” raccoglie ormai 250 titoli (volumi, ecc.) “vecchi” e “nuovi” sul castagno (biblioteca Bellini), che trattano aspetti agronomici, storico-economici, sociali, culturali, gastronomici, ecc. a dimostrazione del grande interesse e passione che da sempre è stata rivolta a questa specie.

La “Mostra Artistico-Fotografica” di Claudio Betti che, attraverso numerose fotografie in bianco e nero di pregevole fattura, rapite alla privacy del nostro “gigante buono”, riesce a trasmettere, a chi le osserva in rigoroso silenzio, fantasie, rispetto e amore per il castagno, restituendogli l'importanza che aveva nel passato come fonte di vita e di civili tradizioni. Infine, la “Mostra Posters” è composta attualmente da 52 titoli tematici dei vari aspetti: storici, agronomici, paesaggistici, gastronomici, culturali e colturali, anche di realtà castanicole estere (Portogallo, Spagna, Turchia e Francia). Le numerose immagini riportate, oltre 800, fanno parte della diapoteca Bellini. Ciascun poster, dedicato al castagno e alle sue risorse, è illustrato da una serie di immagini fotografiche originali a colori, commentate da brevi ma esaustive didascalie (Bellini, 2002, 2006, 2006a, 2008a).

3. Esposizione dei Poster Tematici

Fino a oggi la Mostra Itinerante si è spostata 29 volte dal Sud al Nord Italia, raggiungendo le province di Catania, Catanzaro, Cosenza, Potenza, Matera, Avellino, Aquila, Roma, Viterbo, Lucca, Firenze, Como, Trento e Verona (Bellini, 2006a, 2006b, 2008a). La collezione di posters è stata, inoltre, presentata al “III International Chestnut Congress”, tenutosi a Chaves (Portogallo) il 20-23 ottobre 2004 (Bellini, 2006); al “International Workshop on Chestnut Management in Mediterranean Countries: Problems and Prospects”, tenutosi a Bursa (Turchia) il 23-25 ottobre 2007 (Bellini, 2007); nonché al “IV International Chestnut Congress” che si è tenuto quest’anno in China, a Beijing dal 25 al 28 settembre (Bellini, 2008). L’intero settore espositivo itinerante è ospitato, infine, per 5 mesi, dal 9 ottobre 2008 al 27 febbraio 2009, presso l’Agropolis-Museum situato a Montpellier (Francia), dove sono esposti 46 poster (tab. 1) dei 52 disponibili.

Ringraziamenti :

Desidero ringraziare in primis la Comunità Montana del Mugello della Provincia di Firenze che ha contribuito alla stampa della Collezione Poster e inoltre le mie Collaboratatrici, Dr.sse Laura Natarelli e Stefania Nin, che mi hanno coadiuvato nella composizione e realizzazione grafica degli stessi.

Bibliographie :

  • Adua M., 1999. Storia del castagno dal Miocene ai giorni nostri. Atti del Convegno “Il castagno, risorsa per le aree interne”, GAL Valle del Crocchio, Catanzaro.
  • Adua M., 2000. Il castagno: un albero da riscoprire. Edizioni Adramo, Catanzaro.
  • Bellini E., 2002. Il Castagno e le sue Risorse. Accademia dei Georgofili - Edizioni Polistampa, Firenze.
  • Bellini E. (Ed.), 2002a. Atti. ‘Convegno Nazionale CASTAGNO 2001’. Marradi (FI), 25-27 ottobre 2001. Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Università di Firenze.
  • Bellini E., 2006. The Chestnut Tree and its Resources: Images and Considerations. Proc. ‘III Internat. Chestnut Congress ISHS’. Chaves, Portugal, 20-23 October 2004.
  • Bellini E. (Ed.), 2006a. Atti. ‘IV Convegno Nazionale CASTAGNO 2005’. Montella (AV), 20-22 ottobre 2005. Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Università di Firenze.
  • Bellini E., 2006b. Il Castagno e le Sue Risorse. Esposizione Tematica. Catalogo. Accademia dei Georgofili. Melfi (PZ), 25 ottobre - 2 novembre; Matera, 14-21 novembre.
  • Bellini E., 2007. Aspects of the European Chestnut Tree Culture and Cultivation in Italy and Europe. “International Workshop on Chestnut Management in Mediterranean Countries: Problems and Prospects”. Bursa, Turchia, 23-25 October.
  • Bellini E., 2008. Culture and Cultivation of Castanea sativa (Mill.). “IV International Chestnut Congress”. Beijing, China, 25-28 September.
  • Bellini E., 2008a. Convegno “Esperienza di valorizzazione e sviluppo comunitario (culturale e di prodotti): dall’Italia castanile alle aree rurali dell’Ecuador”. Castione di Brentonico (TN), 18 - 19 ottobre. Incontro “Castagno da Frutto. Una molteplice risorsa per il territorio del Baldo”. San Zeno di Montagna (VR), 26 ottobre.
  • Montanari M., 1979. L’alimentazione contadina nell’Alto Medioevo. Liguori, Napoli.