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La châtaigne de l'arbre à l'assiette
décor de fond de pagedécor de fond de page

LA PAROLA ALL’ARTISTA-FOTOGRAFO CHE AMA IL CASTAGNO
Claudio Betti

Presenza nella Selva Castanile

La luce che entra nel castagneto al mattino presto è fantastica, intensa, brillante: penetra tra i rami e pare voglia svegliare il bosco. Poi diviene soffusa, più fredda, e una leggera foschia l’accompagna. La luce dell’estate è forte, potente; quella autunnale, più calda, si rifrange sulle foglie gialle divenendo dorata. E’ il riverbero a giocare strani scherzi all’ospite?

Il tronco che fino a quel momento appariva immoto, ora viene toccato da un raggio di sole subito dissolto in una sottile nebbia. I contorni divengono vaghi e l’albero non è più ciò che sembrava. Il fusto contorto dalla scorza rugosa scioglie le sue membra intorpidite ed è un uomo centenario di queste montagne, piegato dalla fatica e dal sacrificio.

Tra i giovani, esili fusti e i vecchi tronchi contorti, robusti, imponenti, senti il respiro di ere passate, tornano alla mente i racconti dell’infanzia: sono questi gli stessi luoghi dove si riunivano furtive le streghe nei loro convegni notturni? Quell’albero sembra una di loro, lasciata a guardia per secoli del luogo magico e misterioso; forse può raccontare la storia di qualche sua compagna, diabolica creatura padrona dell’arte di incantare o povera contadina ignorante e spaventata?

Chissà se qui, tra gli alberi centenari, qualcuna ha danzato vorticosamente fino alle prime luci dell’alba, o si è nascosta col cuore in gola per sfuggire a chi, nel delirio del potere, credeva di sostituirsi al Dio che diceva di rappresentare. Certamente questi alberi conoscono vicende a lungo dimenticate.

La giovane e ingenua figlia del taglialegna: sua unica colpa fu quella di non concedersi all’infido individuo che per vendetta la denunciò. Strega!

La buona moglie del carbonaio, la cui troppa bellezza suscitò l’invidia delle maligne comari: corsero dalle autorità e inventarono falsi crimini. Strega!

La vecchia praticona curava bestie e cristiani con erbe e formule segrete: sbagliò un filtro d’amore e le fu fatale. Strega!

Accanto un ceppo minuto rivela le sue sembianze di folletto. Si anima, e a chi gli regala la pazienza dell’ascolto, racconta una fiaba antica. L’esile e liscio fusto, a pochi passi, è in realtà una dolce fanciulla prigioniera di un crudele incantesimo; il ramo più lungo, rivolto verso il grande tronco lì appresso, ne racchiude il braccio proteso a sfiorare l’amato cavaliere. Giunse da lontano per salvarla, dopo avere udito a quale triste destino era condannata, combatté con coraggio ma nulla poté la sua robusta spada contro le mille risorse della magia. Accanto alla sua diletta rimase intrappolato anch’egli in una prigione di legno e radici.

Il folletto impaziente vuole raccontare altre storie e ti sussurra malizioso i suoi segreti. “Entra nel cavo di quel grande tronco” - ti suggerisce impaziente. Lo assecondi e ti ritrovi in uno spazio che appare assai più grande di quanto sembrava all’esterno; volgi in alto lo sguardo che si perde su su e non scorge la fine: che luogo è mai questo? Il folletto non risponde, ammicca, poi, incalzato, si limita a suggerire la risposta… Cosa vedrai uscendo nuovamente alla luce?

Il bosco che avevi lasciato o una realtà diversa? Non sono forse gli alberi porte per mondi magici e sconosciuti? Al folletto si aggiungono altre voci, ciascuno vorrebbe attenzione e reclama per sé l’ascoltatore; si sciolgono silenzi millenari, si dipanano misteri, si ripercorrono esistenze…. Poi il coro tace e torni ad essere uomo del Duemila seduto al centro di un castagneto secolare.

Espressioni artistiche

Come tutte le espressioni artistiche, anche la fotografia nasce dal desiderio di esprimere emozioni, idee, sensazioni scaturite dal momento, dalla circostanza, dal luogo ritratti. Ne consegue il confronto con la bellezza, la verità, la forma, il bene e il male: così viene fissato nella pellicola il momento decisivo, quello che esprime la visione personale del fotografo, come egli percepisce il soggetto inserito in una ben definita collocazione spaziale e temporale. L’apparecchio fotografico è uno strumento straordinario per poter tradurre tutto questo: a ragione è stato definito il prolungamento del nostro occhio e l’interprete del nostro stato d’animo. Le foto di questa mostra, dapprima, sono nate senza un progetto definito.

Ho iniziato a fotografare il castagneto seguendo un percorso che man mano mi faceva approfondire sempre più il rapporto con queste piante magiche.

Le mie foto sono come le foglie degli alberi: vita, respiro, linfa, energia. Scatto dopo scatto ho scoperto nei tronchi un antropomorfismo suggestivo; cercando di rilevarne forme e antiche verità, di saldare momenti di realtà, sono giunto ad una virtualità del castagneto, certamente influenzato in questa visione dai racconti degli anziani.

Ma sentivo di non essere arrivato al termine del cammino e, nel momento in cui la via da seguire si faceva incerta, ho avuto lo stimolo decisivo: ho capito che non era sufficiente ritrarre gli alberi nelle loro molteplici forme; occorreva “vestirli”, dare loro un’anima: per farlo ho adottato la tecnica dell’infrarosso, ottenendo alcune immagini oltre il visibile che esprimono appieno le sensazioni magiche scaturite dal mio vagabondare per castagneti.

Claudio Betti